[…]Una drammaturgia a sei mani, in cui la compagnia ha riversato una precisa visione. Non quella comunemente intesa di Don Chisciotte come personaggio paradossale e comico, ma di un uomo strenuamente legato a un mondo di sogno e fantasia, che combatte per non farsi assalire dal demone della realtà. Una chiave di lettura che trova perfetto riscontro nella chiave stilistica della Compagnia PuntoTeatroStudio, sempre in bilico tra universo onirico e quotidiano disincanto.
www.teatrionline.com  11/1/2017


L’energia che si sprigiona dalla scena, oltre che evidenziare le doti attoriali degli interpreti, amplifica situazioni e concetti assistendo il pubblico nei passaggi più ardui della vicenda. La storia dell’eroe delle Mancia è destrutturata, i valori in essa contenuti sono distillati e ridistribuiti su un nuovo percorso in cui immagini e parole (da Michelangelo a Guevara da Hikmet a Testa) ricollocano gli eventi originali del racconto in contesti a noi temporalmente contigui e culturalmente affini. […] Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
Roberto De Marchi www.milanoteatri.it  16/1/2017


[…]è con semplicità e senza la necessità di pesanti apparati esplicativi che la compagnia PuntoTeatroStudio ci consegna una poetica sincera e una (nota, ma sempre vera) riflessione sui propri strumenti espressivi; perché da cosa nasce il teatro se non dal gioco serissimo di un bambino? Al cuore della rappresentazione condividiamo l’incanto di un Don Chisciotte innamorato, che proietta sulle pareti della stanza-scena tremolanti ombre di velieri, di draghi, cavalieri e fanciulle in pericolo: nessun’altra immagine potrebbe consegnare allo spettatore l’essenza delle intenzioni della compagnia con altrettanta pregnanza e immediatezza.
Nicola Fogazzi www.stratagemmi.it  18/1/2017 


[…] La regia di Isabella Perego conduce la messa in scena su binari decisamente originali. C’è infatti spazio per un affastellarsi quasi eccessivo di forme che coesistono e si compenetrano, dalla danza alle ombre cinesi, in un procedere senza soluzione di continuità tra recitazione e movimenti a tratti solo apparentemente scomposti che creano vere e proprie coreografie. Ciò che ne deriva è un insieme che sembra assumere una sorta di corporeità vistosa, indubbiamente gradevole da vedere e curioso costruito con cura e sapienza scenica.
Chiara Palumbo www.artapartofculture.net  25/1/2017

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